Fitness e rischio cardiovascolare

Fitness e rischio cardiovascolare

Negli ultimi 20 anni molti studi clinici hanno dimostrato che un esercizio fisico di moderata intensità eseguito in maniera continuativa conferisce una serie di benefici, sia in soggetti adulti che anziani, riducendo l’incidenza di eventi cardiovascolari sia in presenza di un’anamnesi cardiologica negativa, che in cardiopatici noti.

Questi studi epidemiologici hanno aperto la strada ad una serie di analisi che hanno cercato di identificare quali siano i meccanismi attraverso i quali l’esercizio fisico determina questo beneficio e che cercheremo di sintetizzare in quattro punti.

  1. Innanzitutto i soggetti che diventano disponibili a modificare il proprio stile di vita, accettando di svolgere un programma di esercizio fisico regolare, si trovano nella situazione favorevole di chi è consapevole della necessità di modificare anche le altre componenti del proprio profilo di rischio cardiovascolare e che quindi dimostra la stessa disponibilità anche verso la modificazione del regime alimentare o verso l’astensione dal fumo. Si tratta quindi di soggetti aderenti alle modificazioni delle abitudini di vita.
  2. L’esercizio fisico di intensità moderata, effettuato in maniera costante, modifica di per sé altri fattori di rischio cardiovascolare riducendo la colesterolemia, il rapporto colesterolemia totale/HDL e la trigliceridemia, riducendo i valori di pressione arteriosa sia sistolica che diastolica e l’iperglicemia nei soggetti diabetici. Naturalmente occorre ricordare che quando parliamo di esercizio fisico facciamo riferimento ad un esercizio prevalentemente aerobico, ma in parte anche anaerobico, di moderata intensità, che deve essere effettuato con costanza e continuità per almeno 30 minuti a seduta almeno 3 volte la settimana.
  3. Non tutti i benefici sul rischio cardiovascolare che si osservano in un soggetto che effettua un esercizio fisico di intensità moderata in maniera costante possono essere spiegati dal concomitante controllo dei fattori di rischio tradizionali (il cosiddetto “risk factor gap”). Nel complesso si stima infatti che il beneficio dell’esercizio fisico sia spiegabile solo per un 40% dal miglior controllo dei fattori di rischio, mentre per un 60% è la conseguenza di benefici peculiari prodotti dall’esercizio stesso sull’apparato cardiovascolare che sono fondamentalmente riconducibili alla riduzione dello stress ossidativo, mediata dall’ossido nitrico, e ad un’azione anti-infiammatoria, con un effetto protettivo nei confronti della disfunzione endoteliale che spesso costituisce il fattore scatenante di un evento cardiovascolare acuto.
  4. Nuove aree di indagine sui benefici dell’esercizio fisico stanno aprendo orizzonti nuovi e intriganti, con importanti ripercussioni in tutta la popolazione, ma soprattutto in quella anziana. Alludo per esempio alle teorie secondo le quali l’esercizio fisico può avere effetti positivi sul metabolismo del calcio e del fosforo, sulla produzione di emoglobina, sulle fibre muscolari, sul metabolismo ossidativo del fegato e sulla circolazione periferica. Un campo veramente interessante è quello che studia le interazioni tra l’esercizio fisico e il sistema immunitario; infatti, una sua azione immunomodulatrice sarebbe in grado di spiegare perché i soggetti che eseguono un esercizio regolare sono meno soggetti alle infezioni e hanno una minore incidenza di patologie cronico-degenerative dell’anziano.

A fronte di questi dati così incoraggianti rimane il dato sconfortante secondo il quale un esercizio fisico moderato e continuativo viene svolto solo da una minoranza della popolazione. Una serie di studi effettuati nel mondo occidentale su una popolazione adulta di età 20-49 anni evidenzia infatti che una condizione di “high fitness”, cioè di un livello di allenamento che può prevenire gli eventi cardiovascolari, è riscontrabile in meno della metà della popolazione, con percentuali che si riducono drammaticamente nella popolazione anziana che potrebbe giovarsi in maniera ancora maggiore di questi benefici avendo un profilo di rischio più alto. È quindi fondamentale che vengano promosse iniziative per favorire l’esercizio fisico nella popolazione generale creando soprattutto delle opportunità perché le persone siano incoraggiate ad abbandonare un’abitudine sedentaria e a mantenere tali programmi nel tempo anche perché l’esercizio fisico, per essere efficace, non dovrebbe mai essere abbandonato.

Un problema a parte è costituito dai soggetti in sovrappeso o obesi, che rappresentano tra il 50 e il 60% della popolazione nel mondo occidentale. Una serie di studi ha dimostrato che anche questi soggetti possono beneficiare dell’esercizio fisico, che però non può essere disgiunto da un serio programma di riduzione ponderale attraverso un intervento calibrato e continuativo sulla dieta.

Stefano Urbinati
Direttore dell’UOC di Cardiologia, Ospedale Bellaria, Azienda USL di Bologna