Fibrillazione atriale ed esercizio fisico

Fibrillazione atriale ed esercizio fisico

La fibrillazione atriale è la forma più frequente di aritmia sostenuta e presenta una alta prevalenza nella popolazione generale che va dallo 0,4% nella fascia di soggetti più giovani fino a superare il 5% nei soggetti anziani. La fibrillazione atriale, che rappresenta un disturbo della componente elettrica del cuore, si può associare con una cardiopatia (ischemica, ipertensiva, valvolare od altro) oppure, specie nei giovani, può manifestarsi a cuore sano ed è la cosiddetta fibrillazione atriale isolata (o “lone atrial fibrillation” degli Autori anglosassoni).

L’esercizio fisico previene la comparsa di fibrillazione atriale o la può favorire? La domanda è intrigante e per rispondere a questo quesito recentemente sono stati pubblicati molti studi che hanno contribuito a fare chiarezza in un’area rimasta grigia per molti anni.

Innanzitutto bisogna definire di quale esercizio fisico parliamo e a che popolazione ci riferiamo. Quando parliamo di esercizio fisico infatti è necessario definire la tipologia, aerobico o anaerobico o di endurance, la durata delle sedute di attività svolte durante la settimana e, per quanto riguarda la popolazione, i dati sono diversi se ci riferiamo a giovani atleti, in cui si può manifestare una forma benigna di fibrillazione atriale senza cardiopatia, oppure ad adulti o anziani che sono a rischio di sviluppare una fibrillazione atriale, a causa dell’età o delle comorbidità, in cui più frequentemente sono presenti alterazioni strutturali del muscolo cardiaco, delle valvole oppure una malattia coronarica.

Infine altri studi hanno considerato i potenziali benefici dell’esercizio fisico nella prevenzione o nel trattamento dei soggetti che hanno già una fibrillazione atriale nei quali l’obiettivo principale è quello di controllare la frequenza cardiaca.

Gli atleti. Una serie di studi ha aperto un’ampia discussione nel mondo medico suggerendo che gli atleti di alto livello, che svolgono sedute di allenamento o gare che li espongono ad un esercizio fisico molto vigoroso, spesso anaerobico e al limite delle loro stesse capacità, presentano un’incidenza di fibrillazione atriale anche di 3-4 volte superiore rispetto alla popolazione di controllo. Si tratta, è bene ricordarlo, di un’aritmia che non incide sulla prognosi e non aumenta il rischio di morte. Questi studi hanno dimostrato che l’aumentata incidenza è dovuta al fatto che nell’atleta di alto livello tutti i tre fattori che promuovono la comparsa della fibrillazione atriale, cioè la presenza di un trigger (un fattore scatenante), una alterata modulazione del sistema nervoso autonomo e la presenza di un substrato (a volte gli atleti di alto livello presentano una dilatazione biatriale), possono essere presenti. Va considerato che molte delle fibrillazioni atriali documentate negli atleti sono scatenate dall’improvviso passaggio da un ipertono vagale, tipico degli atleti stessi, ad un ipertono adrenergico che si osserva quando l’atleta si trova al massimo della prestazione con una forte componente emotiva di accompagnamento.

Soggetti senza cardiopatia di età adulta e anziana. Diverso è il caso dei soggetti di età adulta o anziana che svolgono una attività fisica continuativa non per agonismo, ma per mantenersi in forma. In questi soggetti l’esecuzione di un esercizio fisico di intensità moderata in maniera continuativa è risultata preventiva rispetto alla comparsa di fibrillazione atriale. In uno studio pubblicato da Mozzarafian et al di Boston che ha preso in esame 5400 soggetti di varie età è stato dimostrato che per prevenire la comparsa di fibrillazione atriale è necessario svolgere un esercizio fisico di entità moderata, ma in maniera continuativa, cioè camminare o andare in bicicletta per almeno 4 ore la settimana. Quello che vale per chi svolge un esercizio di intensità moderata, non è dimostrato per coloro che svolgono un esercizio vigoroso. In un altro studio una riduzione del 10% dell’incidenza di fibrillazione atriale è stata dimostrata in soggetti che svolgevano un esercizio fisico di intensità moderata per almeno 150 minuti la settimana. I motivi per cui un esercizio fisico di entità moderata svolto in maniera continuativa previene la fibrillazione atriale sono numerosi e passano attraverso un miglior controllo dei valori pressori, un miglioramento dell’equilibrio simpato-vagale, una riduzione dello stress ossidativo a livello endoteliale, un miglior controllo della glicemia, una riduzione del peso e anche a volte attraverso una riduzione delle dimensioni biatriali.

Soggetti con cardiopatia nota. È interessante notare che anche in soggetti con cardiopatia nota, ischemica o ipertensiva nella maggior parte dei casi, che sono a rischio di sviluppare fibrillazione atriale, un esercizio di intensità di grado moderato sia in grado di ridurre l’incidenza di nuovi casi di fibrillazione atriale con gli stessi meccanismi osservati nei soggetti di età adulta e anziana e non cardiopatici.

In uno studio effettuato in 300 soggetti obesi con storia di fibrillazione atriale parossistica, l’esercizio fisico di moderata intensità migliorava la qualità della vita, la tolleranza allo sforzo e riduceva la probabilità di recidive aritmiche anche del 50%. In particolare i soggetti che presentavano i migliori risultati erano quelli che raggiungevano un più alto livello di allenamento o che miglioravano la loro capacità funzionale di > 2 METs. In questo caso va sottolineato che c’è una relazione molto stretta tra obesità e fibrillazione atriale e che il calo ponderale che si ottiene nel soggetto fisicamente attivo contribuisce a ridurre la probabilità di recidive.

Anche in questo caso non si sono ottenuti gli stessi risultati sulla prevenzione della fibrillazione atriale nei soggetti che svolgevano un esercizio fisico vigoroso che, in alcuni casi, può anche essere pericoloso.

Infine l’esercizio fisico di intensità moderata e continuativo può determinare un beneficio anche nei soggetti che sono cronicamente in fibrillazione atriale in cui la modulazione dell’equilibrio simpato-vagale può migliorare il controllo della frequenza cardiaca con significativo miglioramento della tolleranza allo sforzo.

Stefano Urbinati
Direttore dell’UOC di Cardiologia, Ospedale Bellaria, Azienda USL di Bologna