Diabete e malattie cardiovascolari: un legame noto

Diabete e malattie cardiovascolari

Chi soffre di diabete ha un rischio 2-3 volte maggiore rispetto a chi non ha il diabete di incorrere in una patologia cardiovascolare.

Va sottolineato, però, che “rischio” non significa già malattia, ma maggiori probabilità, rispetto alla popolazione sana non diabetica di avere un infarto del miocardio, un ictus, oppure di soffrire di scompenso cardiaco, per citare i problemi più comuni. Non si tratta dunque di un destino ineluttabile ma modificabile, come dimostrano anche i risultati di importanti studi clinici. Vale per tutti il lavoro scientifico condotto tra il 1990 e il 2010 negli Stati Uniti: per 20 anni sono stati seguiti 57 mila soggetti adulti con diabete, con l’obiettivo di verificare l’incidenza relativa alle complicanze. I risultati? Una sostanziale diminuzione di eventi cardiovascolari. A rendere possibile questo dato estremamente positivo sono stati diversi fattori. Innanzitutto, una migliore comprensione dei meccanismi alla base del rapporto tra diabete e malattie cardiovascolari. Si sa, ad esempio, che il muscolo cardiaco è un grande “consumatore” di glucosio che utilizza per mantenere un apporto energetico ottimale ai fini della sua attività contrattile. In caso di diabete, però, l’insulino-resistenza, fattore caratteristico della malattia, impedisce un corretto uso del glucosio da parte di tutti i muscoli del corpo, cuore compreso.

Questo fa sì che l’organismo cominci a cercare un’energia alternativa da cui attingere e la trova negli acidi grassi, sostanze presenti in abbondanza soprattutto in chi è in sovrappeso. Per fare un paragone, però, gli acidi grassi per il cuore sono come una benzina di scarsa qualità: il muscolo cardiaco quindi continua a svolgere il suo lavoro, ma man mano sempre più con difficoltà, fino a esprimere la sua fatica con i ben noti sintomi dello scompenso cardiaco. Sempre per quanto riguarda le ragioni del legame tra diabete e malattie cardiovascolari, oggi è noto che nel diabetico si ammalano sempre in contemporanea più arterie coronariche; e che, in caso di arteriopatia periferica sono coinvolte le arterie più piccole delle gambe anziché quelle delle cosce come accade nei non diabetici. Tutte queste conoscenze hanno portato alla messa a punto di una medicina sempre più di precisione. Qualche esempio: check regolari dell’emoglobina glicata, fondamentale per sapere se l’organismo è in uno stato di buon controllo glicemico, oppure se è necessario modificare la terapia antidiabetica, verifica altrettanto regolare dei valori della pressione arteriosa e del colesterolo con prescrizione eventuale di farmaci ad hoc. È grazie a questi interventi che si è potuta ottenere la diminuzione degli eventi cardiovascolari nella popolazione diabetica negli ultimi venti anni.

Francesco Giorgino, Professore Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo
Università degli Studi di Bari Aldo Moro